La ricerca della verità

 

Sull’Ordine Equestre e Militare della Stella “Aurata” ci sono pervenute delle notizie risultanti, ad un’analisi più approfondita, contrastanti e per questo motivo imprecise.

Proprio per questo abbiamo deciso di scoprire quanto ci fosse di vero su alcune voci pervenute intorno all’Ordine della Stella su una sua probabile operosità nella città di Messina, nei secoli XVI e XVII, al pari di un vero e proprio braccio armato al servizio di Sua Maestà Cattolica il Re di Spagna e di Sicilia.

Questa traccia informativa ci spronò a consultare le opere d’autorevoli storiografi e cultori della materia nonché autori del passato fino al secolo XVIII.

Per primo, abbiamo consultato il dott. Vincenzo PRIVITERA di Catania, storiografo e non scrittore come ama definirsi egli stesso, e autore di un bellissimo volume su alcuni “Ordini Cavallereschi, Storia e Decorazioni” (edito nel 1982).

Egli molto cautamente, come è suo solito, ci ha fornito una delle tante fonti cui lui nel passato ha attinto e cioè “Descrizione storica degli Ordini Cavallereschi, Torino 1846” di Luigi CIBRARIO, il quale nel capitolo degli Ordini supposti o solamente progettati, vol. 110 pag. 50 riferendosi all'Abate GIUSTINIANI precisa che “quest’Ordine sarebbe una riforma di quello della Mezzaluna istituito da Carlo I Re di Napoli, riforma operata dagli Aragonesi a Messina dopo la metà del secolo XIV”.

Vuole il GIUSTINIANI che, per essere ammesso in questa società dei 60 Cavalieri della Stella, conveniva avere nobiltà e lettere; cosa che più tardi fu giudicata incompatibile, ma, che allora non l’era, se per avere nome di letterato, bastava il comporre una canzone, od una ballata; comunque, sia che si consideri come Ordine Cavalleresco o come Accademia, non pare che le notizie date dal GIUSTINIANI riposino su qualche storico fondamento.

Aveva ragione infatti il CIBRABIO a dire che le fonti del GIUSTINIANI erano errate ma non nel senso che pensava lui, bensì in questo senso:

a)    il Giustiniani era all’oscuro dell'esistenza di qualsiasi Ordine localizzato in una determinata zona dell'Europa anteriore al suo secolo, poiché in quel periodo le distanze non permettevano uno studio ad ampio respiro come quello che per esempio ha effettuato il dr. PRIVITERA, il quale in pochi anni ha sondato diverse biblioteche nazionali e archivi di stato di diverse nazioni, cosa impensabile ed impossibile per l’Abate GIUSTINIANI;

 

b) un’ipotesi in senso opposto potrebbe essere invece quella che lo stesso abbia voluto ignorare l'esistenza dell’Ordine per evitare delle rappresaglie da parte degli spagnoli, tesi questa alquanto veritiera se si considera il periodo in cui egli pubblicò il suo libro “Historia di tutti gli ordini militari e cavallereschi Venezia 1692”, cioè 14 anni dopo la feroce repressione della rivolta messinese con tutti gli annessi e connessi non ultimo la continua caccia ancora in atto contro i rivoltosi ed ancorché il fatto che il Bernardo GIUSTINIANI, ambasciatore di Venezia in Boemia, conosceva bene l'arte diplomatica di non contrariare quella potenza vicina che era la Spagna.

Rimanendo alle fonti storiche di quel periodo vediamo come la confusione era totale, sia sul piano storico, che su quello filologico.

 

Il BONANNI F. nella sua opera “Catalogo degli Ordini Equestri e Militari, Roma 1724" a pag. 111 e 112 riporta un’immagine dell’Eques Stellae in Sicilia ed il seguente commento in latino ed italiano”.

“Aveva AMURATE turco devastato con le sue scorrerie, Siracusa e molti luoghi della Puglia e della Sicilia e si era reso famoso per le sue prede in tutti i lidi di ambedue i Reami, e sempre più si rendeva ardito per la pigrizia e trascuraggine delli Nobili, dai quali più s'attendeva all’ozio e passatempi che a difendere le loro Patrie degenerando dagli antichi Principi e celebri Capitani.

Ciò conoscendo il Marchese di Tirace, uomo di gloriosa memoria, risolse di opporsi a tali insulti con tutte le forze onde eresse un ordine di abili cavalieri, rinnovando quello già istituito da Renato d'Angiò con la denominazione della Stella d'oro, perché tutti gli ascritti, particolarmente quelli giovani, si rendessero pronti alla difesa.

A tal uopo istituì diverse giostre e tornei nei quali si esercitavano, nelle finte battaglie imparavano il metodo di guerreggiare contro i nemici della fede cristiana.

La loro insegna fu una stella d’oro pendente dal petto; secondo la relazione di alcuni, questa risplendeva nel centro di una croce simile a quella di malta, così come appare nell’immagine sotto il nr. 101.

Di questo ne fa menzione Rodolfo BOTERO nella sua isteria dell'anno 1595”.

 

Alla luce delle prime ricerche c’è sembrato che proprio il meno attendibile fosse proprio il BONANNI e per i seguenti motivi:

 

1.    Colui che stabilì la nascita dell'Ordine della Stella fu Giovanni Ventimiglia Marchese di Geraci, Presidente del Regno di Sicilia nel 1595.

A quel tempo governava Costantinopoli Maometto III che era succeduto ad Amuratte.

La minaccia dei turchi era quasi scemata per intervento di un nobile messinese;

 

2.    il riferimento alla Croce di malta tenente la stella d'oro epura fantasia dovuta al fatto che allora chi aveva la leadership per la caccia agli infedeli erano i Cavalieri di Malta e quelli dell'Ordine di Santo Stefano che portavano come divisa la croce ottagono bianca i primi, rossa i secondi.

Comunque possiamo già anticipare che le fantasie del BONANNI partivano da un fondamento storico e cioè che quasi tutti i Cavalieri della Stella erano nobili appartenenti alla Sacra religione di Malta.

Addirittura il Goffredo di Crollalanza nella sua “Enciclopedia Araldico Cavalleresca - 1876 Pisa”, pur dedicando questa sua opera al Patriziato Siciliano, nella foga di pubblicare più un dizionario araldico che un’enciclopedia degli ordini di cavalleria, a pag. 562 asserisce:

“Stella (Ordine della). Istituito nel XIII secolo in Sicilia per sostituire quello del Crescente o Mezzaluna; sembra piuttosto un'associazione che un ordine cavalleresco”.

Ci troviamo davanti al marasma culturale più sorprendente, in fatti egli fa nascere nel XIII secolo l'Ordine della stella quando invece in quel periodo è stato istituito quello della Mezzaluna.

Egli avrà avuto notizie vaghe sulla costituzione dell’Ordine della Stella e della sua componente accademica e ne confonde le qualità intrinseche.

Ci meraviglia moltissimo come un siffatto esponente del mondo cavalleresco non si sia documentato su argomenti molto vicini alla cultura della sua patria, disconoscendo quanto riportato dai più autorevoli storici siciliani.

Ma in questa confusione più totale ci è apparsa una “stella” fatta di fonti sempre autorevoli che hanno trattato l'argomento con un’analisi più approfondita realizzata da veri storici.

Il Giovanni E. DI BLASI, nel suo III volume “Storia del Regno di Sicilia, Palermo 1847” alla pag. 103 assicura quanto Segue: “Allontanato il timore della flotta ottomana, il Marchese di Geraci continuo a reggere la Sicilia pacificamente, e portato ad esercitare i giovani della sua patria, Messina, negli esercizi militari, ne scelse cento, i quali si addestravano nel maneggiare le armi e nell’esercitare i cavalli, ed ottenne da Filippo II, che questa compagnia fosse riputata come un ordine militare e che quei cavalieri si chiamassero della Stella”.

A pag. 235, del medesimo volume, egli asserisce ancora: “...Non furono vani i loro sospetti; avvenga che non appena arrivato il Conte di Santo Stefano, che tosto sguainata la spada con spessi e dispiacevoli ordini cominciò a far loro provare il peso di un vendicatore, prima di ogni altra cosa al sette di gennaio, che era il dì seguente al suo arrivo, abolì con dispaccio viceregio l’Accademia Militare della Stella, che era un’unione di nobili, che portavano attaccata al petto per divisa una stella d'oro il numero dei quali era di soli cento, che si esercitavano in esercizi cavallereschi”.

 

Il DI BLASI si avvicina molto alla realtà ma purtroppo fa confusione fra i due aspetti dell'Ordine della Stella cioè quello equestre e militare e quello accademico, inteso, come vedremo più avanti, nel senso di scuola d’Armi e successivamente anche di lettere.

L’apporto maggiore, per proseguire nelle nostre ricerche, ci venne dal Barone di Ramione, V. Palizzolo Gravina che nel suo volume “ Dizionario Storico Araldico della Sicilia, Palermo 1675” fa a pag. 31 un accenno all'Ordine del Cingolo Militare e poi a quello della Stella definendolo così: “Ordine della Stella, instituito il 1595 in Messina, mentre governava da Straticò questa città Vincenzo da Bologna, in occasione di respingere le continue invasioni della orde moresche. Fu posto sotto la protezione dei Re Magi ai quali era comparsa la stella. Si componeva di cento Cavalieri, che dovevano far la prova di 200 anni di nobiltà per quattro quarti.

Essi si esercitavano alle armi, addestravano cavalli, davan feste con tornei. Il loro capo chiamavasi Principe, vestivano mantello e cappuccio bianco, e portavano una croce come quella di Malta con una stella smaltata nel centro, Filippo II di Spagna lo confirmò.

Fu finalmente abolito nel 1687 dal Viceré Francesco di Bonavides conte di Santo Stefano in pena de Torbidi suscitati nella città di Messina.”

E’ l’autore che maggiormente si avvicina alla realtà contestuale dell’Ordine, ma anche lui si è lasciato deviare da notizie tendenziose quale appunto la croce di malta nell'insegna dei cavalieri.

Lo stesso però ci consola dandoci notizie su vari principi e cavalieri dell'Ordine della Stella nella trattazione che fa delle nobili famiglie siciliane, per questo, pur non avendo un quadro d'insieme dell’organigramma dell’Ordine della Stella, si ha un fonte molto attendibile circa i maggiori esponenti dello stesso.

Tutti questi autori finora citati si sono avvicendati nella trattazione delle origini e dello sviluppo dell’Ordine della Stella, con occasionale professionalità e mancanza di sistematica ricerca scientifica che dovrebbe invece contraddistinguere coloro che si ergono a storiografi o scrittori.

Due personaggi del mondo araldico-cavalleresco, che invece meritano il nostro plauso e la qualifica di autentici storiografi sono stati individuati nelle altissime figure del Principe di Torremuzza Don Vincenzo Castelli e nel Barone di Pancaldo Giuseppe GALLUPPI.

Il primo nella sua opera “I fasti di Sicilia” ed il secondo nel “Nobilitano della Città di Messina” con dovizia di dati storici, ci permettono di aprire una finestra sul mondo cavalleresco siciliano senza precedenti.

Essi, infatti, oltre a tratteggiare compiutamente quale nobiltà si è instaurata e sviluppata nella nazione siciliana, ci hanno dato una panoramica anche della tradizione cavalleresca siciliana con particolare riguardo degli ordini di cavalleria stanziali, passati e presenti, mediante una ricerca analitica e minuziosa che è propria degli storici.

In questi due volumi si ha cognizione finalmente dell'esistenza dell’Ordine della Stella, della sua autentica origine, dei principali suoi elementi costitutivi, nomi e cognomi esatti dei suoi Cavalieri e Principi, nonché riferimenti orientativi per la continuazione d’ogni ricerca filologica.

Il Principe di Torremuzza, effettivamente sull’Ordine della Stella si esprimeva nel seguente modo: “Nell'anno 1595 epoca in cui Messina era governata da uno Straticò Vincenzo da Bologna Marchese di Geraci nel tempo che lo Straticò governava essa città, istituì l'Ordine Equestre che era composto da cento Cavalieri, i quali si esercitavano a maneggiare le armi, ed addestrare i cavalli. Vestivano mantello e cappuccio bianco. Il loro capo era chiamato Principe.

Quest’Ordine fu messo sotto la protezione dei tre Re Magi ai quali era comparsa la stella della nascita del Divino Redentore, perciò fu detto dell'Ordine della Stella.

Ogni cavaliere portava per divisa una croce, come quella dell'Ordine Gerosolimitano nel centro della quale vi era una stella smaltata.

Fu istituito quest’Ordine in occasione delle improvvise irruzioni, che SINAM BASSA' aveva fatto in Calabria, sullo scopo di soccorrere i cavalieri nei bisogni della città di Messina per discacciare i nemici.

Allo spesso questi Cavalieri divertivano la città con tornei e dovevano assistere nelle funzioni pubbliche i Viceré e gli Stratigoti. Gli ascritti dovevano provare 200 anni di nobiltà per 4/4. Filippo II Re di Spagna I per la Sicilia, confermò quest’istituzione.

Quest’Ordine fu abolito nel 1677 dal Viceré Conte di Santo Stefano in pena dei torbidi che erano suscitati nella città di Messina”.

Di seguito fa un’elencazione dei Principi dell'Ordine della Stella dal 1595 al 1677, con alcune lacune per tre anni e per il periodo che va dal 1671 al 1677.

La sua fonte è abbastanza autorevole, ma bisogna evidenziare che lo stesso si è appoggiato su notizie falsate da precedenti autori; ha altresì confuso l’ideatore, il Marchese di Geraci Giovanni Ventimiglia, con il primo Principe, lo Straticò di Messina Vincenzo di Bologna Marchese di Marineo e addirittura indica quest’ultimo come Presidente del Regno mentre questa carica era propria del Marchese di Geraci.

Un elemento importante, che lo stesso introduce per la prima volta nello studio sull'Ordine della Stella, è quello pertinente la figura di SINAM BASSA’ e le sue incursioni sulle coste della Calabria.

Ciò assume in parte un significato determinante nella ricerca delle motivazioni per la costituzione dell'ordine, ma come vedremo più avanti le cose stavano diversamente da quelle anzidette.

Il GALLUPPI Giuseppe, il più completo, risulta l’ultimo autore che in ordine di tempo tratta dell’Ordine della Stella.

Egli fa una trattazione genealogica asserendo che l’Ordine è un rimaneggiamento dell'Ordine della Luna Crescente istituito da Carlo D'Angiò fratello di San Luigi di Francia, in Messina nel 1268 due anni dopo che divenne Re di Napoli e di Sicilia.

Detto Ordine venne ripreso nel 1148 dal Re Renato D’Angiò che diede nuovo splendore ad esso sotto l’insegna “L’oz an croissant”. Infine l'ultimo rimpasto si ha sotto Giovanni D'Angiò fratello di Renato.

Il GALLUPPI ci fa presente che non deve essere quest’Ordine confuso con quello fondato da Enrico II Re di Francia.

Come trattazione ci sembra la più precisa e fornisce elementi di riscontro che sono stati verificati come esatti.

Egli ci dà pure un elenco di Principi e Cavalieri dell’Ordine della Stella, quanto mai esauriente, che egli stesso asserisce d’aver tratte da mastre nobili di Messina ormai andate perdute, ma che noi abbiamo verificato con alcuni altri testi riscontrando l’attendibilità più assoluta.

Un particolare che però bisogna evidenziare come negativo nella sua lunga trattazione dell'argomento è quella di avere confuso l'Accademia fondata dai Cavalieri della Stella con l’Ordine stesso.

Bisogna infine accordare allo stesso l'ammirazione più sincera per l'ampia trattazione e ricercatezza dell’argomento, comprese l’enunciazione delle sue fonti, che ci ha permesso di continuare lo studio e la ricerca sulle origini e lo sviluppo dell’Ordine stesso.

Come dicevamo prima, grazie al GALLUPI trovavamo quella corsia preferenziale per giungere a trovare delle fonti attendibilissime sull’origine e lo sviluppo dell’Ordine della Stella.

Infatti egli asseriva che le mastre nobili era andate distrutte, ma presso la Biblioteca Pubblica di Messina esisteva un esemplare manoscritto di quei regolamenti col titolo: “Copia degli Capitoli dell'Illustrissimo Ordine della Stella fatta in tempo dell’Ill.mo Principe Don Giuseppe Alifia Baglio e M. di Cavalieri D. Giuseppe Marullo e D. Lorenzo Gregori nell’anno 1659”.

Ci si portava allora in Messina e si consultava la biblioteca comunale e l'annesso Archivio Storico, senza trovare alcuna traccia di questi Regolamenti, ma soltanto altre notizie di scarso valore.

Infatti ivi si trova un volume di Antonio SAITTA il cui argomento sono le Accademie sorte in Messina, tra cui appunto cita “L’Accademia Cavalieri della Stella”.

Egli confusamente definisce quest’entità come Ordine militare e sportivo che, successivamente caduta la minaccia turca, passò dalle armi alle lettere, fondando l’Accademia della Fucina.

Successivamente ci recavamo presso l’Archivio di Stato della città di Messina ed anche qui nulla veniva trovato di interessante per il nostro studio. Infine ci si portava presso la Biblioteca Regionale Universitaria, ove presso la Sezione Rari, diretta dalla Dott.ssa RODRIGUEZ, si rinvenivano parecchi documenti interessanti, tra cui quello maggiormente desiderato cioè il manoscritto del seicento.

Questo incunabolo è scritto a mano secondo l’italiano del tempo e privo di ogni immagine, consta di 232 pagine ed alla fine riporta la dicitura “Dalle librerie riunite in S. Anna – 1872”, ciò sta a significare che questo volume prima era conservato presso un convento di Messina, ove tutti i libri erano stati riuniti dopo le calamità naturali che avevano colpito la città di Messina ed i suoi luoghi di cultura, e, quindi, dopo quella data portati e riuniti presso la Biblioteca Universitaria, per una più attenta conservazione e catalogazione.

Per noi questa rappresentava una magnifica scoperta poiché era la fonte di prima mano che cercavamo, ma la sete di sapere e di conoscere altri documenti pertinenti l’Ordine della Stella, ci ha spinto a chiedere e domandare altro.

Così si addiveniva alla scoperta di una scritto a penna che ricopiava un discorso di Don Antonino Anzalone, nel quale si esaltava la magnificenza di un torneo combattuto da alcuni Cavalieri della Stella nell’anno 1636 in Messina, dedicato al Principe dell’Ordine della Stella Don Palmieri Di Giovanni, Barone del Sollazzo.

In ottave egli metaforicamente paragona il torneo con gli sforzi amorosi per la conquista dell’amore, inteso lo stesso come un labirinto in cui può essere fatale perdersi.

In quest’opera s’intravede quella venatura poetica che sarà la molla per l’inversione di finalità che permetterà all’Ordine di sopravvivere ancora per qualche decennio.

Nel medesimo scritto si riportano degli elementi caratterizzanti dei tornei che si trovano come prescrizioni nei capitoli dell’Ordine.

Sempre nella medesima biblioteca si è trovato un volume di Placido SAMPERI “iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina, Messina 1644”, in cui si tratteggia l’iconologia della Vergine Maria, in tutte le specie conosciute in Messina.

Tra le varie dediche fatte a Maria esisteva proprio la Madonna che stante l’autore diede nome alla congregazione dei Cavalieri della Stella.

Il SAMPERI fa una trattazione completa sulle origini, le motivazioni, gli sviluppi e le attività equestri e militari dell’ordine che però lui definisce come Accademia, sempre per duplice aspetto che ebbe l'Ordine, cioè quello equestre e quello prettamente accademico.

Ivi si fa riferimento anche a decreti del Re di Spagna e dei suoi Vicerè in Sicilia, con cui si concedevano privilegi eccezionali, alcuni Cunzionali pure alla struttura militare dell'Ordine stesso.

Per terminare a pag. 137 del I libro capo XIX, riporta un’immagine di una decorazione di merito in cui si fa riferimento all’Accademia della Stella Aurata.

Gentilmente la Dott.ssa Rodriguez ci ha fornito, oltre la predetta documentazione, anche una recensione relativa ad un convegno internazionale di studio “Messina 1908-1988”, in cui all'argomento Cultura Figurativa riportava un quadro di Michele PANEBIANCO, “Il Torneo dei Cavalieri della Stella”, del 1846.

Il commento riporta che l'autore trasse spunto dagli “Annali della Città di Messina” di C. D. Gallo, e di seguito si descrivono le origini dell'ordine, particolarmente le modalità del torneo del 31 gennaio 1636, descritto pittorescamente appunto dal PANEBIANCO.

Proprio partendo da tale spunto, abbiamo consultato tale fonte che è risultata provvidenziale e preziosa, sotto il profilo storico e filologico, per i dati suppletivi che fornisce.

Di tutte queste scoperte, la più sensazionale è certamente quella dei Capitoli rinnovati del 1659, perché materiale originale di prima mano, fonte autentica e completa.

Essi sono la riforma di precedenti capitoli dell’Ordine, redatti nel momento della fondazione ed attualmente introvabili, controfirmati dalle autorità dell’Ordine del momento, quali il Principe ed i Maestri di Cavalieri, che così hanno dato quel carattere inconfutabile di autenticità.

Questi capitoli sono stati riformati da un collegio di riformatori appositamente eletti per tale occasione e di cui si fa espressa menzione per le future possibilità di rimaneggiamento anche dei presenti capitoli rinnovati.

Tale volume rimane tuttora l’unico esemplare esistente, poiché tutto il carteggio dell’Ordine ed in particolare del periodo che va dalla fondazione al 1659 si sconosce ove sia stato depositato mentre quello attuale e successivo ai Capitoli stabiliti in quella data, sono stati affidati alla cura del notaio dell’Ordine Carlo CARNAZZA.

Presso l'Archivio di Stato di Messina esistono dei volumi redatti da questo Notaio proprio in quel periodo, ma poco hanno contribuito allo sviluppo della conoscenza dell’Ordine.

Esiste un documento, pertinente un Cavaliere dell’Ordine Militare della Stella, tale Vincenzo MARQUETT, che è ancora al nostro vaglio circa il contenuto che potrebbe essere esplicativo dei capitoli rinnovati, ma al momento ci facciamo riserva di scrivere in merito.

Va altresì precisato che nella biblioteca Nazionale di Madrid è conservato pure un prezioso manoscritto, su carta rilegata con velluto rosso, che s’intitola “COPIA DELLI CAPITOLI DELL’ILLUSTRISSIMO ORDINE DELLA STELLA” datato 1659; è formato da 199 pagine, scritte in italiano ed in buona grafia che probabilmente proviene dalla biblioteca del Duca di OSUNA.

In questo sono contenute, oltre ad alcune notizie storiche, circa 42 capitoli ed ordinanze dell’Ordine della Stella; di questi, quelli numerati dal XXXV al XL, furono approvati in un secondo tempo nel 1670, nel 1671 e nel 1673.

Ritornando ai nostri capitoli rinnovati possiamo tranquillamente asserire che essi sono di fondamentale interesse, poiché in essi si determina il carattere intrinseco militare ed equestre, oltre che culturale e sportivo, dell’Ordine, dando al contempo coordinate di carattere internazionale sulle qualità caratterizzanti di un Ordine Cavalleresco del seicento.

Essi risultano così una pietra miliare nella storia della cavalleria internazionale, in quanto riflettono un duplice aspetto tradizionale - concretizzate in quelle che sono le proprie funzioni militari, equestri e culturali - cioè quello prettamente spagnolo, quasi baroccheggiante, e quello siciliano con la sua moltitudine variegata di influenze culturali che spaziano da quelle islamiche a quelle contestuali spagnole, passando da quelle normanne, sveve, angioine ed aragonesi.

Alla luce quindi di tali scoperte si osserva, con palese evidenza, come la verità storica venga spesso falsata dalla negligenza degli storiografi che, appunto sulla scorta di quanto verificato, possono essere considerati, anche se non tutti, degli scrittori piuttosto che degli storici.